30 aprile 2008

"LE MIE PRIGIONI!"


Esiste un "nuovo" pericolo per la già difficile vita dei ricci.
Sos Ricci, ha verificato che nei cantieri edili e nelle aree in corso di urbanizzazione, vengono lasciati senza protezione, per diversi mesi tombini, pozzetti, profondi almeno un metro.  In particolare, presentano un elevato rischio, gli scavi per gli impianti di illuminazione stradale, dove il pozzetto è costituito da un tubo di plastica, a pareti perfettamente liscie, con il bordo fuori terra per lo più a livello del piano di lavoro. Questo crea una trappola mortale per i ricci, che nel loro vagare notturno cadono, senza via di uscita, negli stessi.

Questo problema, evidentemente, non interessa solo i ricci dell'Emilia, ma colpisce indiscriminatamente, qualsiasi animale di piccola taglia, in tutto il territorio nazionale, ovunque vi siano cantieri, attivi o meno.  La biodiversità locale viene quindi altamente compromessa, più di quanto non si possa credere: rane, rospi, donnole, ... sono le vittime più frequenti.

In un unico cantiere di lavoro, osservato nei 30 giorni di aprile 2008, abbiamo recuperato 38 esemplari di riccio, di cui 12 morti per annegamento (il pozzetto non ha scolo e raccoglie sia l'acqua piovana sia quella che vi viene convogliata dalle tubazioni elettriche), e 6 rane.     I maschi di erinaceus europaeus recuperati sono stati 23 e le femmine 15.
La gravità di questo problema assume dimensioni ancora maggiori e non statisticamente ben valutabili, perchè le femmine potrebbero essere anche madri in fase di allattamento; date le mutazioni climatiche degli ultimi anni, le riccie possono partorire dall'inizio della primavera alla fine dell'autunno, con variabili legate alle diverse latitudini italiane.
Le cucciolate, pertanto, rimaste orfane, sono condannate alla morte.

SOS Ricci, con rammarico, si stupisce di come non ci siano la sensibilità e la volontà di limitare questo danno all'ambiente, tutelando la sicurezza dei cantieri: anche gli addetti al cantiere possono incorrere in incidenti, anche gravi, legati ad una pericolosa caduta accidentale.

Denunciamo con amarezza questa situazione, che abbiamo già esposto alle locali autorità e ai tecnici responsabili,  che dovrebbero anche spiegare perchè, nonostante le loro stesse ordinanze, in collaborazione con le ASL, non abbiano provveduto a verificare il rispetto delle  stesse.   Per contrastare la diffusione della zanzara tigre (aedes albopictus) è necessario eliminare ogni tipo di raccolta d'acqua, ristagni in tombini, pozzetti aperti; in caso contrario questi ultimi diventano contenitori artificiali di acqua, ideali per la deposizione di uova, per lo sviluppo di larve, pupe e adulte.

Questa è una realtà di morte gratuita per animali selvatici, protetti e a futuro previsto rischio di estinzione.

In ultima analisi la soluzione si ridurrebbe all'apposizione di una banale copertura provvisoria delle aperture (coperchio, rete a maglia fitta, ...) suggerita dal capo cantiere.

Possiamo concludere affermando che l'uomo rimane ancora una volta il peggior nemico del riccio e contemporaneamente l'unico che potrebbe aiutarlo!