RISCALDAMENTO
GLOBALE & RICCIO
NATI PER MORIRE?
(seconda parte)
L'inverno
da poco terminato è stato contraddistinto da un clima certamente mite, con
temperature significativamente superiori alle medie stagionali e se questo da un
lato ha comportato una sensibile contrazione dei consumi energetici e quindi un
risparmio nelle spese per il riscaldamento domestico, dall'altro è spiacevole
spia di qualcosa che cambia nell'ambiente.
E i cambiamenti forzati dall'uomo nell'ambiente e nei processi
naturali in generale, solitamente hanno per l'uomo stesso dei costi talora
insostenibili, tanto nel breve quanto nel lungo termine (il diluvio universale
di biblica memoria, non è poi così remoto nella fantasia e raro come tanti
vogliono poter credere e fare ritenere). Un'operazione di "reset" della
natura può comportare la scomparsa di innumerevoli individui, specie,
generi, ...
La natura ci invia notevoli segnali di allarme. Se può essere presuntuoso vaticinare scadenze, catastrofi immani, è altrettanto incosciente ed irresponsabile non vedere e non cercare di capire quello che accade intorno a noi oppure cercare l'alibi, per mantenere vizi e abusi, che tanto la Natura saprà sistemare al meglio le cose. Sicuramente la Natura saprà sistemare al meglio le cose, ma il meglio della Natura coinciderà con il meglio dell'uomo!

Gli
orsi della Siberia, normalmente vanno in letargo in novembre, rintanati
sotto la neve, con temperature che raggiungono in media i - 20 gradi, con
punte a - 45. Nel febbraio scorso, a mezzogiorno, sono invece stati toccati i +
12 gradi!
Nella regione del Kemerovo, sono stati avvistati in febbraio, da stupefatti
cacciatori, numerosi esemplari di orso, che vagavano nella taiga siberiana, a
sud della tundra.
Questo fenomeno non ha interessato solo gli orsi russi, ma anche quelli di altri
paesi: nella Finlandia meridionale, già in dicembre erano stati segnalati
diversi orsi che faticavano a cadere in
letargo, uscendo dalle proprie tane. Ma anche nei parchi abruzzesi l'orso non ha
dormito!

La mancanza di neve ha, inoltre, creato diversi problemi ai roditori che cambiano il colore della pelliccia, vanificando il mimetismo e facendoli facilmente individuare dai predatori affamati (aquile, lupi e gli stessi orsi).
Non va meglio agli uccelli; in Inghilterra la primavera mite ha provocato un anticipo della nascita di larve e bruchi, rispetto alle date di ritorno degli uccelli migratori, rimaste invariate e questo ha segnato una importante decimazione dei cuccioli che non hanno potuto essere nutriti; vale anche un'altra considerazione: l'estate prolungata, l'inverno ritardato o mite hanno sospeso la migrazione di diverse specie di uccelli, che non hanno poi trovato nell'ambiente di che nutrirsi.
La filosofia del letargo è stata alterata: "se la spesa di risorse per cercare cibo è superiore alle risorse incamerate dal cibo procurato, dormo per ridurre il consumo di risorse". Questo semplice strategia è in realta regolata da un rigido e preciso insieme di meccanismi termobioumorali, frutto di una selezione che in milioni di anni ha premiato ricci, pipistrelli, orsi e pochi altri mammiferi.
L'alterazione di qualcuna delle tappe di questo complesso meccanismo, rischia di essere fatale per l'animale: l'innalzamento della temperatura ritarda o blocca la caduta in letargo, l'animale quindi brucia velocemente le proprie risorse energetiche, molto prima dell' arrivo della primavera, rischiando di non trovare cibo a sufficienza nell'ambiente, per poter sopravvivere.
E' quanto succede ai ricci! Anche se l'accumulo di grasso, durante l'estate, è stato sufficiente, raggiungendo un peso di circa g 600, se viene meno il meccanismo di risparmio energetico del letargo, il riccio non potrà raggiungere la primavera; a maggior ragione se l'animale è per diversi motivi sottopeso, non potrà vivere più di uno o due mesi, perchè pur potendo cacciare, nell'ambiente non troverà insetti in quantità adeguata per sopravvivere. Ma il clima mite, che oscilla intorno ai 10 gradi (temperatura limite per poter cadere in letargo) non sarà di aiuto neppure ai ricci che comunque si saranno addormentati: le oscillazioni sopra-sotto i 10 gradi determineranno numerosi risvegli (il risveglio è estremamente costoso in termini energetici) che porteranno comunque, seppure in modo più dilazionato, allo sperpero energetico anzitempo, provocando la perdita degli esemplari.
La mancanza del letargo, poi, alterando il controllo ormonale e confondendo l'animale, favorirà l'incrocio sregolato dei ricci con parti tardivi o precoci; questi nati difficilmente diventeranno adolescenti, vittime di denutrizione, abbandono, fenomeni di cannibalismo.

All'inizio di febbraio, ad esempio, abbiamo soccorso una nidiata di neonati: uno solo, ferito, era ancora vivo, gli altri erano semidivorati: opera di un maschio? fenomeno di iperprotezione materna? effetto collaterale dell' interferenza di chi ha segnalato il ritrovamento?
Abbiamo
comunque avuto tra gennaio e marzo numerose segnalazioni di parti, da diverse
zone d'Italia; anche tenendo conto che forse qualche caso (tenuto nascosto dal
segnalatore!) era dovuto alla promiscuità di animali segregati in
cattività, il numero di segnalazioni e di verifiche personali è stato troppo
alto per non correlarlo ad anomalie dell'ambiente (leggi : riscaldamento
ambientale).
D'altra parte, anche un centro importante come quello di Tiggywinkles ad
Aylesbury, in Inghilterra, ha segnalato quest'anno, la presenza nel centro di 80
neonati tra gennaio e marzo, contro i 500 di novembre e dicembre. Il
rensponsabile, dr Les Stocker, persona di assoluta preparazione ed esperienza
è, però, molto ottimista e ritiene che la natura saprà riordinarsi "convivendo"
con il nuovo clima!

In
Scozia, a Peebles, in gennaio, è stato segnalato un riccio, diventato famoso,
ospite del centro di recupero di Alison Pearson, che aveva perso quasi tutti i
suoi aculei, per effetto dello stress da mancato letargo!